Proposta di riforma previdenziale

È ORA DI PENSARE AD UNA RIFORMA PREVIDENZIALE CHE GARANTISCA A CHI ANDRÀ IN PENSIONE DOMANI SOSTENIBILITÀ ED UNA ADEGUATA CONTINUAZIONE DEL TENORE DI VITA ABITUALE


di Alessandro Seracini

 

Il continuo innalzamento delle aspettative di vita, il posto di lavoro raramente fisso com’era una volta, l’insostenibile debito pubblico che lo Stato non riesce a ridurre, le ricorrenti crisi economiche mondiali, il tutto in aggiunta al passaggio dal sistema retributivo al contributivo rendono palesemente fuori da ogni realtà immaginare per le generazioni che sono oggi in attività un futuro pensionistico con livelli retributivi pari a quelli di chi è oggi in pensione, a parità di contributi versati.

Un giro d’orizzonte fra i sistemi previdenziali europei che più danno l’impressione di buona tenuta in una proiezione futura sembra indicare il sistema svizzero come uno di quelli da prendere in più attenta considerazione per poi costruire, adattandola ovviamente alla diversa situazione socio-economica italiana, una proposta credibile di riforma previdenziale che, giocoforza, potrà andare a pieno regime solo allorché si saranno azzerate per via naturale tutte le pensioni retributive. Passaggio obbligato questo dal momento che il regime pensionistico italiano è oggi a ripartizione.

Non è qui la sede per entrare nel dettaglio del sistema. Quello che ci preme è evidenziare che esso non è costruito su una sola pensione obbligatoria bensì su due, un primo ed un secondo pilastro, entrambi obbligatori per legge, dei quali solo il primo è gestito dallo Stato mentre il secondo è professionale.

Il primo pilastro ha il compito di offrire ai cittadini in pensione una protezione contro la povertà. Ha dunque un tetto uguale per tutti rappresentato dal reddito che appare necessario in quel momento per non cadere nella povertà.

Il secondo pilastro è invece costituito dalla previdenza professionale. Esso dunque non ha un tetto e l’importo della pensione che ne deriverà sarà tanto più elevato quanto maggiori sono stati gli emolumenti del suo titolare nel corso della propria vita lavorativa.

Il lettore più distratto potrebbe osservare: ma quale è la differenza rispetto ad oggi? Anche oggi esistono un primo pilastro statale e (in certi casi) una pensione professionale. La differenza è radicale: oggi da noi esiste solo un primo pilastro obbligatorio per legge che per la stragrande maggioranza dei cittadini è costituito dall’Inps e per una parte della popolazione è invece costituito dalla pensione professionale che è sostitutiva di quella Inps e non in aggiunta. Il secondo, terzo, ecc… pilastro sono oggi da noi tutti facoltativi.
Nella previdenza svizzera, ma non solo in quella, il primo ed il secondo pilastro sono invece obbligatori entrambi per legge e dunque vanno a sommarsi. I pilastri facoltativi partono dal terzo e non dal secondo come è da noi oggi.

I vantaggi di questo sistema sono, a nostro avviso, evidenti:

  • Sconfitta della povertà nelle fasce più deboli della popolazione;
  • Mantenimento in quiescenza del tenore di vita raggiunto durante la fase lavorativa;
  • Ridotto costo della previdenza per i conti pubblici;
  • Sostenibilità e coerenza del sistema con l’evoluzione della società e del lavoro.

Va da sé che per i casi di persone che non hanno potuto crearsi una pensione e/o per i casi di coniuge superstite senza pensione si dovrà studiare un adeguato sistema di protezione sociale/assistenziale che sostituisca il sistema di reversibilità attuale che con l’allungamento della speranza di vita non sembra poter avere una sostenibilità credibile se visto in proiezione.

L’autore pensa che sia arrivato il momento di mettere mano ad un serio progetto di riforma previdenziale che vada a regime in modo progressivo via via che diminuiscono le pensioni retributive. Lo si deve ai nostri figli e nipoti, lo si deve al nostro Paese.
Questa è dunque la sua proposta. Ben venga se se ne aggiungeranno altre. L’importante è passare dall’interminabile fase di pessimismo e lamenti senza fare che ci accompagna da più di un decennio sul tema della Previdenza futura per invece immergersi finalmente in una fase fatta di atti concreti che in tempi non biblici portino il nostro Paese ad avere una Previdenza ritarata sull’evoluzione della società e del lavoro del XXI secolo.

Ora, per trasformare questa proposta in un progetto vero e proprio, completo e pronto per le commissioni competenti parlamentari, occorre che una associazione, un sindacato o una fondazione la condivida investendovi competenze ed anche risorse economiche.

Sentiamo tutti fortemente l’esigenza che il nostro Paese recuperi sicurezza e serenità, nel presente, nel futuro, negli stessi rapporti interpersonali. Per questo siamo fiduciosi di poter trovare chi vorrà impegnarsi sul fronte della sicurezza previdenziale. Il Paese, e in particolare i suoi giovani cittadini, gliene saranno immensamente grati.