Le storture del sistema previdenziale italiano (i favori pensionistici alla casta dei sindacalisti e dei parlamentari)

I favori pensionistici alla casta dei sindacalisti e dei parlamentari: dalla “Legge Mosca” al “decreto Treu” e alla errata interpretazione dell’articolo 31 dello Statuto dei Lavoratori

di Guglielmo Gandino

Grazie all’iniziativa di alcuni partiti, da qualche tempo è ripreso il dibattito sui vitalizi dei politici, che in nome dell’autonomia di bilancio (autodichìa = auto-giustizia), continuano a percepire pensioni ben superiori ai contributi versati. Soltanto a partire dal 2012 le regole sono state ridefinite in linea con quelle in vigore per tutti i cittadini. Ma ovviamente sul pregresso la situazione è rimasta immutata.

Il Presidente INPS Tito Boeri, che a suo tempo non esitò a mettere sul banco degli imputati telefonici, giornalisti o dirigenti industriali con l’operazione “INPS – A porte aperte”, volendo dimostrare come certe categorie di pensionati percepiscano assegni, liquidati con il metodo retributivo, superiori del 20-30% rispetto a quanto avrebbero dovuto legittimamente ricevere calcolando le stesse pensioni con il metodo contributivo, purtroppo si scordò di inserire in “INPS – A porte aperte” alcune sezioni specifiche per descrivere alcune grandi storture del sistema previdenziale italiano, che hanno rappresentato e rappresentano per INPS (e non solo per INPS) un onere importante.

Una di queste storture è la famigerata legge Mosca n. 252 del 1974.

Il deputato socialista Mosca – in quota CGIL – riuscì a suo tempo a far passare questa legge che concesse il diritto alla pensione (con cifre mensili anche fino a 70.000.000 delle vecchie lire) a politici, sindacalisti e affini senza versare una sola lira di contributi, il tutto a totale carico INPS cioè dei contribuenti. Costo per l’INPS valutato per difetto: 30.000 miliardi delle vecchie lire. Grazie a questa legge (l’ultima proroga risale al 1980) bastava la semplice dichiarazione di un rappresentante di partito o del sindacato per acquisire decine di anni di contributi figurativi senza alcun esborso. Ne beneficiarono in oltre 40.000 ma è impossibile oggi ottenere dall’INPS l’elenco aggiornato. Di questi sono ancora viventi almeno 10.000 beneficiari, fra i quali molti personaggi illustri.

Un’altra stortura è rappresentata dal D.Lgs. n. 564/1996 noto anche come “decreto Treu”, che consentì alle OO.SS. di versare una contribuzione aggiuntiva per i dirigenti in aspettativa, nel caso di privati, o in distacco, nel caso del pubblico impiego. Così successe che un dirigente sindacale della P.A. in distacco potesse farsi versare dal sindacato, negli ultimi mesi, una contribuzione aggiuntiva molta elevata, proporzionando poi la sua pensione – grazie al metodo retributivo determinata dall’ultima mensilità – ad un livello di gran lunga superiore a quella dei normali dipendenti pubblici. Sono migliaia i sindacalisti che ne hanno beneficiato.

Infine c’è poi la doppia pensione dei parlamentari.

L’autodichìa di Camera e Senato può continuare ad esistere, ma ad una precisa condizione: che non comporti nessun onere finanziario a carico dei contribuenti. Nel caso delle “doppie pensioni” invece non è stato e non è così. Tutto nasce da un’errata interpretazione dell’articolo 31 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/70), in base alla quale il parlamentare può continuare a versare – senza alcun onere per sé – i contributi all’Ente previdenziale di appartenenza (INPS, INPDAP, INPGI, ecc.), sulla base dell’ultimo emolumento percepito. Dunque doppie pensioni interamente gratuite fino al 1999, poi soltanto dal 2000 è stato deciso che un quarto dell’onere contributivo fosse a carico di deputati, senatori, europarlamentari, consiglieri regionali (compresi i governatori) e sindaci di grandi città. Questa disposizione – in vigore dal 1970 – è finora costata miliardi allo Stato e alle Casse previdenziali, e il beneficio per un ex-deputato o un ex-senatore è stato spropositato, potendo fino al 2000 di fatto incassare gratis o quasi una pensione aggiuntiva.

Il tema pensionistico è ormai giornalmente oggetto di dibattiti in TV. Si parla di vitalizi che mediamente corrispondono a 5-6-7 volte i contributi versati, si parla del “cumulo” di più vitalizi (che dovrebbe essere tassativamente proibito da sempre), ma guarda caso non si parla mai delle varie leggi-truffa sopra citate, sulla base delle quali migliaia di politici e sindacalisti di primo livello percepiscono da anni pensioni immeritate, perché in buona parte pagate dallo Stato, cioè dai cittadini, per le quali i diretti interessati non hanno mai sborsato una lira o quasi.