Precariato in Sanità

A cura di Marco Perelli Ercolini

Il precariato, compreso quello medico, negli ospedali sta crescendo (vedi i numeri diffusi dall’Aran, Agenzia della contrattazione nel pubblico impiego, in base ai dati 2016 girati da aziende sanitarie ed ospedaliere sui titolari di contratti a tempo determinato).  Il fenomeno anziché estinguersi nell’alveo del normale (ricordiamo che l’accesso al lavoro nella PA dovrebbe avvenire solo per pubblico concorso) continua, invece, a imperare per dispositivi legislativi poco chiari che concedono ampi spazi per eludere l’articolo 7 del DLgs 165.

Co.co.pro., contratti libero professionali, borse di studio piacciono agli amministratori: le procedure per l’assunzione sono più celeri, la contrattazione è diretta, ci sono grossi risparmi economici.

Ma attenzione, quali sono i risvolti previdenziali? per il lavoratore spezzoni sparsi in vari enti previdenziali, per l’Inps … diminuzione dei flussi contributivi, nello specifico per i medici pagati invece all’Enpam.

Infatti in un sistema a ripartizione, dove i soldi degli attivi servono a pagare le pensioni di coloro che sono andati in quiescenza in un tacito accordo intergenerazionale, la previdenza si fonda su precisi calcoli attuariali del come, del dove e di quanto si versa.

Il SuperInps (comprensivo dell’ex Inpdap), nella cui Cassa previdenziale versava i contributi il medico ospedaliero che si è pensionato  ed stato rimpiazzato con un libero professionista, contava sui suoi contributi e sul fatto che il successore li perpetuasse … ma, attenzione, come libero professionista li deve versare invece all’Enpam…  Ecco perché sarebbe interessante avere dati più precisi sulle posizioni dei rapporti lavorativi di questi precari e, soprattutto, come vadano ad  incidere sulle Casse previdenziali.

Il fenomeno  insignificante per piccoli numeri, potrebbe, verosimilmente, essere preoccupante per grandi numeri: i vuoti potrebbero diventare una ulteriore passività per l’Inps, già gravata da troppi carichi impropri, così costretta ai pagamenti di  trattamenti di nuove pensioni senza i corrispondenti afflussi contributivi nelle sue casse dei neo assunti, precari che, andando a coprire i posti vacanti del collega andato in pensione, versano invece, quali libero-professionisti all’Ente previdenziale di categoria.