«TASSA» SULLA VEDOVANZA PER LE PENSIONI INPS

a cura di Marco Perelli Ercolini

Anche quest’anno limiti invariati per il calcolo della reversibilità, data l’inflazione pari a zero e termini del minimo Inps invariati.

Il limite di reddito che il coniuge non deve superare per ottenere l’intero importo della prestazione è, dunque, ancora di poco superiore a 19.500 euro (precisamente € 19.573,71 salvo conguagli a fine anno).

I limiti di cumulabilità trovano applicazione nei casi di pensione spettante al solo coniuge, ai genitori ovvero a fratelli e sorelle (circostanze queste ultime due abbastanza remote); non trovano invece applicazione nei casi in cui siano titolari della pensione figli, minori, studenti o inabili ancorché in concorso con il coniuge.

Ricordiamo che i tagli non operano per le pensioni ENPAM, prima Cassa previdenziale che introdusse le reversibilità anche da donna a uomo, perché originariamente era riconosciuta solo alla vedova in caso di decesso dell’uomo e non viceversa.

I tagli introdotti dalla legge di riforma Dini hanno dimenticato che la reversibilità non è una regalia, bensì un diritto acquisito coi versamenti contributivi per l’IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) strettamente correlati, tanto è vero che quando si innalzò l’aliquota per il calcolo della pensione al coniuge superstite dal 50 al 60% si innalzarono anche i versamenti correlati.

Redditi del coniuge superstiti presi in considerazione per il calcolo della reversibilità: redditi da lavoro, redditi di pensione personali (escluse reversibilità), redditi da fabbricati (seconde case), altri redditi personali assoggettabili Irpef.

Sono esclusi: casa di proprietà abitata dal coniuge superstite, trattamenti di fine rapporto e anticipazioni, pensione/i di reversibilità, redditi di capitale: Bot, Cct, interessi bancari, quote di investimenti, ecc.

Il Ministero del Lavoro, con lettera n.7/61633/L.335-95 dell’8 settembre 1995, ha fornito i seguenti chiarimenti:ai fini della cumulabilità della pensione ai superstiti con i redditi del beneficiario, in analogia con quanto disposto per l’integrazione al trattamento minimo dal comma 1-bis dell’articolo 6 della legge 11 novembre 1983, n.638, aggiunto dall’articolo 4 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.503, debbono essere valutati i redditi assoggettabili all’IRPEF, al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali, con esclusione dei trattamenti di fine rapporto comunque denominati e relative anticipazioni, del reddito della casa di abitazione e delle competenze arretrate sotto-poste a tassazione separata, nonché, ovviamente, dell’importo della pensione ai superstiti su cui dovrebbe essere operata la riduzione.

Da tenere presente che sia all’atto della domanda di pensione che negli anni successivi il coniuge deve presentare una dichiarazione reddituale attestante i redditi percepiti nello stesso anno, al fine di

determinare l’esatta misura della riduzione da operare sulla pensione.