Dobbiamo aprire una nuova fase, in cui la perequazione torni a essere un diritto certo e stabile,
non un elemento variabile a seconda delle esigenze di bilancio. Non è solo una questione di
giustizia per i pensionati, ma di coesione sociale e di fiducia nell’equità del sistema pubblico
Mino Schianchi
Presidente Comitato Nazionale di Coordinamento Gruppi Seniores Federmanager e Presidente
Comitato Pensionati ALDAI-Federmanager
La recente sentenza n. 19/2025 della Corte Costituzionale rappresenta un altro duro colpo ai diritti
dei pensionati. Ancora una volta, si conferma un orientamento pericoloso: le esigenze di bilancio
continuano a prevalere sulla tutela del potere d’acquisto delle pensioni, con decisioni lasciate alla
discrezionalità del legislatore.
Questa impostazione ormai non è più accettabile. I pensionati non possono essere trattati come un
“bancomat” da cui prelevare fondi ogni volta che serve. Se davvero vogliamo risanare i conti
pubblici, bisogna intervenire altrove: combattere l’evasione fiscale, correggere le storture
dell’assistenza sociale, e garantire che chi ne beneficia ne abbia davvero diritto. È ora di istituire
un’anagrafe assistenziale nazionale.
Il nodo cruciale della sentenza sta nella conferma che è il legislatore a decidere come e quanto
adeguare le pensioni, in base alle “risorse effettivamente disponibili”. Una formula che, nella
pratica, si traduce sempre nello stesso schema: tagli a senso unico che penalizzano chi ha
pensioni più alte, senza alcuna garanzia di recupero futuro.
Ma la perequazione non è un privilegio, è un meccanismo di tutela essenziale. Non si può
svuotarla continuamente in nome del bilancio.
Un punto della sentenza, tuttavia, merita attenzione: la Corte riconosce che il meccanismo di
perequazione andrebbe regolato in modo più stabile. Questo è un principio chiave su cui dobbiamo
insistere: basta interventi frammentari e incertezza normativa. Servono regole chiare e durature.
Gli indirizzi di Federmanager
Le criticità della sentenza n. 19/2025 si intrecciano con quanto evidenziato dal Presidente di
Federmanager, Valter Quercioli, nella lettera del 14 marzo inviata ai Soci. In essa, Quercioli dice
chiaro: “È tempo di dire basta! Dobbiamo far sentire la nostra voce, e farlo con più forza di quanto
abbiamo fatto finora!”
Questa sollecitazione impone una mobilitazione continua e decisa per difendere i nostri diritti,
ormai sempre più compressi da un fisco opprimente e da un patto sociale che si sta sgretolando,
penalizzando in particolare i pensionati. Come sottolinea Quercioli, i dirigenti – sia in attività che in
pensione – sono sottoposti a una tassazione sproporzionata, con addizionali regionali e comunali
raddoppiate, detrazioni sempre più ridotte, e un sistema di sanità integrativa sotto pressione.
A questo si aggiunge un’evidente ingiustizia nel principio di equità contributiva: troppi cittadini
beneficiano dei servizi pubblici senza contribuire in modo adeguato, in violazione dell’articolo 53
della Costituzione.
Di fronte alla prossima Legge di Bilancio 2026, non possiamo restare in silenzio. Dobbiamo farci
sentire e ottenere un sistema fiscale e previdenziale più giusto.
Le iniziative del Coordinamento Nazionale Gruppi Seniores
In linea con le posizioni di Federmanager, il Coordinamento Nazionale Gruppi Seniores propone di
attuare le seguenti iniziative:
- Trattare la perequazione come tema politico, non solo giuridico. La rivalutazione delle
pensioni non può essere affrontata, infatti, solo in sede giudiziaria, dove il rischio di esiti
sfavorevoli è alto. Deve diventare una priorità politica, su cui esercitare pressione costante.
Federmanager deve portare il tema direttamente ai decisori politici, con azioni mirate e
costanti, prima che gli interventi sulle pensioni diventino legge.
- Collegare pensioni, fisco e sanità. Le battaglie sulle pensioni devono essere parte di
un’azione più ampia su fisco e sanità. Non è un problema solo dei pensionati, ma di tutti:
dirigenti, quadri, lavoratori attivi. Inoltre, è necessario un contrasto più efficace all’evasione
fiscale e contributiva, che mina la sostenibilità del sistema previdenziale.
- Impegnare direttamente i vertici associativi, sostenuti da una forte mobilitazione
degli iscritti. Le questioni pensionistiche e fiscali devono diventare una priorità per la
leadership di Federmanager. Per migliorare la consapevolezza e la mobilitazione degli
iscritti, si propongono incontri in presenza e webinar periodici per aggiornare gli associati
sulle trattative in corso, raccogliere proposte e organizzare azioni concrete.
- Unire le forze con altre organizzazioni sindacali. Unire le nostre forze con
Federmanager, CIDA e altre realtà organizzative affini per un’azione più incisiva sulla
questione pensionistica. Troppi sindacati della dirigenza restano divisi: è il momento di fare
fronte comune.
- Avviare una campagna di comunicazione sulla perdita di potere d’acquisto. Avviare
una campagna di sensibilizzazione efficace, rivolta sia agli iscritti che all’opinione pubblica,
per far emergere l’ingiustizia della continua erosione delle pensioni. Particolare attenzione
deve essere data ai punti critici della Sentenza n. 19/2025, che pur ribadendo l’importanza
della perequazione, di fatto ne legittima la compressione. Noi dobbiamo richiedere regole
chiare e certe, senza più continue modifiche.
- Rivalutare il ruolo dei pensionati nella società. Dobbiamo cambiare la narrazione sui
pensionati. Non sono un costo per il Paese, ma una risorsa: sostengono le famiglie, fanno
volontariato, contribuiscono alla vita sociale. Valorizzare questo ruolo è essenziale per
ottenere un maggiore riconoscimento politico e sociale.
Conclusione
La sentenza n. 19/2025 è l’ennesima conferma che, senza una mobilitazione forte, il potere
d’acquisto delle pensioni continuerà a essere sacrificato. Dobbiamo cambiare strategia: farci
sentire con più decisione, costruire alleanze, e portare il tema della perequazione al centro del
dibattito politico. Il tempo dell’attesa è finito. È ora di agire.
Articolo pubblicato su Dirigenti Industria – www.dirigentisenior.it

